lunedì 3 settembre 2012

PAROLE INGLESI INTRADUCIBILI(?) IN ITALIANO



Filippo La Porta

Sul Messaggero un articolo di Filippo La Porta introduce il libro, che pur non avendo (ancora) letto consiglio a chiunque, “Cercasi Dante disperatamente” di Massimo Arcangeli, edito da Carocci. Non voglio però dilungarmi su tutto ciò che scrive La Porta, che si può leggere qui; vorrei invece spendere due parole su una piccola riflessione che mi ha stimolato un breve passaggio del suo articolo.

Questo:
“Parole come mobbing o happy hour o shopping sembrano intraducibili, e in verità le soluzioni proposte per tradurre certi termini inglesi, benché ingegnose, non sempre sono convincenti: ad es. per blog iperdiario o bordiario (diario di bordo), per chat chiaccheratoio o cianciaio, per spamming ciberrifiuto o infondizia.”


Cominciamo da Mobbing. Come tradurlo? Pare un impresa ardua, persino per un letterato-intellettuale del calibro indiscusso di La Porta. Ma basta andare su Wikipedia (e qui mi incazzo, perché i nostri intellettuali paiono pigri) per leggere che “mobbing” è un termine comune... in Italia! 

Nei paesi anglofoni, per indicare la violenza psicologica sul posto di lavoro, che in Italia, abbiamo visto, è l'accezione più comune di mobbing, si utilizzano lemmi più specifici: harassment (utilizzato anche per molestie domestiche), abuse (maltrattamento), intimidation (intimidazione).”

Mobbing, è semplicemente una parola inutile, che crea un’astrazione puramente burocratica, che neanche gli inglesi usano. Siamo ridicoli.

Ma la pigrizia di non voler vedere in italiano parole inglesi si vede ancora di più in “fare shopping”, che è semplicemente “far compere”, risemantizzato di poco; cioè, sicuramente con una sfumatura diversa da come lo dicevano i nostri avi, ma una sfumatura. E in “happy hour” che è semplicemente “ora dell’aperitivo”, o meglio “aperitivo” e basta; poco importa che, ormai, c’è l’usanza, presa dal mondo anglosassone (credo), di far pagare meno gli alcolici in quel lasso di tempo. C’è bisogno di una nuova parola per indicarlo? È semplicemente l’aperitivo!

È lo stesso caso di blog; siamo rimasti fregati proprio dal fatto che, usando una parola diversa da “diario”, (blog, appunto), ci siamo convinti che le due parole non possano indicare la stessa cosa, pur con supporto e portata differenti. Per cui vengono proposte traduzioni che, come dice La Porta, “non convincono”. Ma che bisogno c’è di dire “iperdiario”? Diario, semplicemente. La parola preesistente si arricchisce di una nuova sfumatura. Blogger sarebbe forse “diarista”, se proprio vogliamo il sostantivo; altrimenti credo che si direbbe con forma analitica “scrivo (su) un diario” piuttosto che “sono un diarista”. Mi piace immaginare chi legge che storce il naso di fronte a queste parole. Personalmente non partirei dall’idea inglese del “diario” (cioè incentrata sul carattere personale, ma dall’idea di “pubblico. Perciò “giornaletto” mi convince di più, è la traduzione che propongo io; magari con annesso un divertente “giornalettista”.

La riflessione che tutto ciò mi ha stimolato è che proprio l’adottare in primis le parole inglesi ci blocca in una specie di limbo per cui non osiamo più sforzarci di trovare un corrispettivo italiano. Mi sembra che da questi brevi esempi si veda abbastanza bene.

Nel caso di mobbing abbiamo preso una parola che nella lingua originale vuol dire tante cose; tante cose tutte già espresse una per una in italiano. In generale mi pare che si possa accettare una traduzione come “violenza”, oppure, seguendo i francesi che lo dicono "harcèlement", lo tradurrei con "molestia". Insomma un termine di cui bisogna poi chiarire la natura. Ma noi lo usiamo nel senso di "violenza psicologica sul lavoro"; una cosa non poi così nuova, se nella storia ci sono state diverse lotte contadine e operaie... La parola è nuova; e per questo ci siamo convinti nella "novità" del concetto che esprime. 

Nel caso di happy hour, allo stesso modo, ci siamo creati un “oggetto” virtuale, un aperitivo che non è aperitivo, sebbene ne abbia tutta l’aria. Con blog ci siamo creati una distinzione non per forza necessaria. Come Nipote, che per noi è sia maschio che femmina (senza distinzione); mentre per gli inglesi la distinzione conta, e usano due parole per indicare di volta in volta il genere. 

Ovviamente non è sempre così facile tradurre e parole inglesi. La spam è la "posta spazzatura"; non c'è bisogno di inventarsi bizzarre parole composte; ma la versione italiana, secondo alcuni, non può competere in immediatezza con "spam".

Insomma, non dico di tradurre proprio tutto; alcune eccezioni si possono fare, si devono fare. "click", da cui "cliccare", è efficace, persino simpatico, certamente internazionale di sua natura, grazie all'onomatopea che esprime. Ma vorrei che la smettessimo di bistrattare la lingua italiana, e di essere così pigri e supini di fronte alla lingua dei potenti di turno
Mi chiedo il perché di quella valanga di parole inglesi che avremmo potuto tradurre facilmente, e quell’altra più grossa valanga di parole inglesi di cui proprio non avevamo bisogno, per non parlare di quelle che ci siamo proprio inventati noi, perché tutto questo ammasso di inutilità, banalizzazione e servitù è arrivato senza che nessuno se ne sia accorto? Forse proprio perché è stato così veloce che ci siamo intrappolati da soli nella credenza che queste parole che noi percepiamo come nuove debbano necessariamente indicare cose nuove, concetti inesistenti prima, o in Italia.
Vorrei che l’unica cosa che ci rende italiani, la nostra forza di espressione, - in lingua, cucina, arte, architettura, atti - fosse riconquistata. Siate italiani; che è un modo di essere-vivere-mangiare-parlare, non un colore, non una razza. Siate, semplicemente, non omologatevi al modello anglosassone.

La lingua che parliamo è solo uno dei tanti segni della decadenza (quello che so osservare io) di tutti noi come individui completi. Ma si ricollega a come stiamo cambiando le abitudini alimetari; se stiamo raggiungendo i tedeschi e gli inglesi per tasso di obesità; come li stiamo raggiungendo nel tasso di consumo di alcolici, e di come stiamo cambiando politica, verso una privatizzazzione massiccia di beni comuni e statali, come prescrive il più feroce modello liberalista anglosassone. Di come non leggiamo più libri che non siano Best-sellers americani... ecc ecc

Resitenza mentale ci vuole, per restare come siamo, ed evolvere nella NOSTRA direzione, comune agli altri paesi europei, non identica.

Ant.Mar.